Si rifà una vita , gli nega la figlia.

Posted on 6 ottobre 2010 di

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Valdarno – Una vita serena e tranquilla. Soltanto questo chiedono Daniele Russo e Serena per la loro piccola ‘principessa’. Una vita alla quale avrebbe diritto e che, invece, le viene negata dal meccanismo farraginoso e contorto dei tribunali, molto più attenti al rispetto delle leggi che agli  aspetti umani, psicologici e sentimentali che , spesso, si nascondo nei risvolti di ogni storia personale. Serena, nata e cresciuta a Montevarchi, conosce Daniele nel 2007. Lui è un ragazzo padre ed ha una bambina di 3 anni.” Durante il periodo precedente l’arrivo di Serena, io avevo frequentazioni “normali” con mia figlia – racconta Daniele –  spesso dormivamo insieme, mangiavamo insieme, andavamo a spasso insieme, giocavamo insieme, le cambiavo i pannolini, le preparavo le pappe, mi occupavo di lei quando si ammalava, la portavo all’asilo e la andavo a riprendere, insomma tutte le piccole grandi cose che riempiono le giornate di un genitore qualsiasi”. Pensava di avere diritto di rifarsi una vita, Daniele Russo, dopo che dal 2005 , ad un anno dalla nascita della bambina, la compagna se ne va , trascina con sé la piccola tra case famiglia , case di accoglienza per i familiari dei detenuti e, finalmente, case popolari. L’uomo resta comunque sempre vicino alla figlia. Nel 2008 Serena si trasferisce a Livorno a casa di Daniele ed inizia il loro calvario.”La madre di mia figlia non accetta in nessuna maniera la presenza della mia futura moglie con la bambina, la giudica pericolosa, seppure fosse a conoscenza già da prima della mia nuova storia. Vengo accusato di ‘aver osato rifarmi una vita con una bambina piccola’ ed afferma che  da lì in poi se avessi voluto stare con la bambina ci sarei dovuto stare da solo e solo con la sua compresenza. Non avevo un provvedimento del tribunale perché non ce n’era mai stato bisogno fino a quel momento, ci regolavamo in base al buon senso e quello era sempre bastato, ma ora le cose avevano preso una piega inaspettata e dovevo agire in maniera diversa. Nell’aprile 2008 mi rivolgo al Tribunale per i minorenni di Firenze, che fissa la data della prima udienza sei mesi dopo”. Nel frattempo la situazione non migliora affatto. Anzi. Il giorno dell’udienza, Daniele chiede al tribunale l’affidamento condiviso della figlia, la madre quello esclusivo. Viene  emesso un decreto di affidamento  condiviso che vede, però, la madre come ‘ genitore collocatario’ e che esclude il pernottamento della bambina nella casa del padre, contro anche la volontà della bimba che, invece, vorrebbe rimanere con il padre e Serena. In questa diatriba, ancora non terminata, e tra le aule del tribunale, c’è una bambina di 6 anni: divisa tra le aule di giustizia e gli affetti più cari. E poi c’è un tribunale, quello dei minori, che dovrebbe, sull’intera vicenda mettere un punto fermo, e che non lo fa, invocando la mediazione familiare, anche di fronte alla violazione dell’articolo 388 che sancisce il rispetto di quanto deciso. Infine c’è Serena che quella bambina ama come se fosse davvero sua e che sta lottando perché ottenga i suoi legittimi diritti. “ Voglio che la situazione si sblocchi e migliori, anche per aiutare le tante persone che vivono il nostro stesso dramma”.

Monica Campani – Il NuovocorriereAretino – 6 Ottobre 2010.