Le responsabilità crescente della donna nel mondo del lavoro oggi , comporta una problematica interruzione del rapporto madre-figlio per molte ore della giornata. Ma la ininterrotta disponibilità quotidiana a soddisfare personalmente ogni bisogno e pretesa del bambino è veramente indispensabile per essere una buona madre? Pare proprio di no , come ha dimostrato lo psicologo e psicoanalista infantile inglese Donald W. Winnicot , secondo il quale la madre disponibile in ogni momento a soddisfare le necessità e le richieste del proprio bambino in realtà finisce per non facilitarne lo sviluppo. Di fatto , il mancato soddisfacimento immediato delle richieste del bambino lo induce a compensare la temporanea deprivazione con una maggiore attività mentale e un accrescimento delle capacità di capire e di apprendere: il bambino lo induce a compensare la temporanea deprivazione con una maggiore attività mentale e un accerscimento delle capacità di capire e di apprendere : il bambino impara a controllare per crescenti periodi di tempo le esigenze del proprio Io ; emerge e si afferma il senso della realtà , mentre la madre va via sempre più percepita come una persona separata , sviluppando la capacità di stare da solo e quindi maturae il senso di indipendenza. Questo processo di maturazione può essere favorito da due accorgimenti particolarmente importanti : che le interruzioni nel rapporto madre – bambino vengano somministrate a picole dosi crescenti e adeguatamente compensate quando il rapporto viene ristabilito con il rientro a casa della madre lavoratrice. Naturalmente , il tema-problema del rapporto con i figli , qui esemplificato sulla donna che lavora sulla necessità -possibilità di essere una madre ” buona-abbastanza “ , può e deve essere esteso anche al padre cui è affidata una gran parte dell’educazione dei figli, soprattutto per quanto riguarda lo sviluppo sociale.
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Pubblicato il 14 luglio 2011 di childrenfree
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